The Lost famous words…
5 luglio 2010 - 9:00 di FedericoV con Con 7 commenti
Il 23 Maggio 2010, dopo 121 puntate distribuite lungo 6 lunghe stagioni è finalmente giunta a termine la saga di Lost, una delle serie di maggiore successo della storia della televisione. Sono stato un grande fan di Lost fin dalla prima puntata ed ora che la premiata ditta Lindelof & Cuse ha posto la parole fine alle avventure di Jack, Lock, Sawyer, Kate e Hurley, è il momento ideale per tirare le somme e dare un giudizio complessivo sui meriti e sui demeriti di questa serie tanto seguita e discussa. In particolare ritengo che sia interessante esprimere questo giudizio proprio partendo da quello che è successo nel corso del finale dell’ultima stagione, perché si tratta di un passaggio decisivo per rispondere alla domanda delle domande: “fu vera gloria?”
Lost nasce come un mix interessante ed eterogeneo tra diversi riferimenti letterari, culturali e cinematografici, che vanno dal Signore delle Mosche al reality Survivors, passando per Cast Away e l’Isola del Dott. Moreau: un mistery corale in cui le vicende dei vari personaggi si intrecciano indissolubilmente al solo fine di raccontare la storia della vera ed unica protagonista: l’Isola. Fin dalla prima puntata è evidente che il fulcro narrativo di questa serie sono proprio l’isola e i suoi misteri, intorno ai quali i reduci del volo Oceanic 815 si muovono come se fossero schegge impazzite, disperse in un continuum temporale e narrativo che sfugge alla linearità del racconto tradizionale. Lost infatti spazia attraverso il dramma, l’avventura, la commedia e l’azione con un meccanismo che ricorda la struttura dei giochi interattivi o delle enciclopedie multimediali: salti nel tempo, salti di genere, salti tra punti di vista diversi e spesso in contrapposizione. L’unico filo conduttore resta questa Isola al centro di un contrasto che in apparenza è quello classico tra il bene e il male ma dietro a cui si cela una dicotomia più sottile: quella della fede contro la scienza, della ragione contro la spiritualità. Uomo di fede, uomo di scienza…
A prescindere dalla trama delle singole stagioni, a prescindere dal carisma dei vari personaggi, è il mistero dell’Isola a stabilire la consistenza alla serie televisiva nel suo complesso e per questo motivo sembra il punto di vista più adeguato per dare un giudizio finale su Lost. Capiamoci, si tratta di una scelta consapevolmente riduttiva perché Lost non è stato soltanto il mistery. All’interno di Lost ci sono state tante altre cose che resteranno nel cuore dei fan: la bellezza degli episodi più riusciti, la validità della recitazione e della sceneggiatura, la qualità dei dialoghi e dello storytelling, la forza dei personaggi e delle loro vicende. Lost ha avuto il pregio di creare un nuovo modo di raccontare le storie e di riuscire ad alzare la barra della qualità per tutte le serie televisive che la seguiranno. Non ho paura di dire che l’unica serie paragonabile per impatto sul pubblico è stata “I Soprano” (perlomeno se restringiamo il campo agli ultimi anni). Fatta questa doverosa premessa, la sesta e ultima stagione di Lost aveva un compito ben preciso: portare a termine le vicende della serie, risolvendo il mistero dell’Isola in maniera chiara, univoca, elegante e possibilmente bella, tirando le fila di tutto il discorso preparato nel corso degli anni e cercando nei limiti del possibile di non lasciare niente per strada. Purtroppo l’ultima stagione di Lost ha fallito miseramente questo obiettivo!
Mettiamola in questi termini: c’era una sorta di contratto non scritto tra gli autori e gli spettatori di Lost. A dispetto del successo, Lost non è mai stato uno show facile da seguire, non è mai stata una serie per tutti i gusti e chi è arrivato fino alla fine ha dimostrato pazienza, perseveranza e fiducia nell’onestà intellettuale degli autori. La logicità della trama poteva essere messa seriamente in discussione in numerose occasioni, diversi passaggi della storia potevano sembrare improvvisati o semplicemente sensazionalistici, l’introduzione priva di soluzione di continuità di misteri e interrogativi sui vari aspetti della serie poteva essere giudicato come un meccanismo frustrante e fine a se stesso, buono solo per tenere alta l’attenzione dei fan. In sostanza, per seguire Lost fino all’ultima puntata, lo spettatore ha dovuto accettare la confusione e l’indeterminatezza come una premessa necessaria e liberatoria, evitando di sospettare che potesse trattarsi di un effetto collaterale delle debolezze strutturali della serie.
Nel momento in cui lo spettatore avesse perso questa forma di fiducia, non avrebbe più potuto seguire Lost con lo stesso piacere e lo stesso appagamento. In cambio si chiedevano poche cose agli autori:
- chiarezza di idee
- pianificazione della trama
- pochi riempitivi
- una solida spiegazione finale che riuscisse a mettere insieme tutti i pezzi del puzzle.
Gli autori di Lost hanno tradito totalmente questa aspettativa ed hanno raggiunto il culmine nell’ultima stagione, con uno dei finali più insulsi e inutili che si ricordi nella storia delle serie televisive. Capiamoci, le avvisaglie del tracollo si avvertivano già nelle ultime stagioni, il dubbio che gli autori non sapessero bene dove andare a parare e che la storia venisse costruita in corso d’opera iniziavano già a serpeggiare anche tra i fan più fedeli, ma nessuno poteva immaginare un tale scempio da parte degli autori.
Non voglio andare nel dettaglio della trama, per non rovinare la “sorpresa” a chi ancora non ha avuto modo di vedere l’ultima stagione di Lost. Detto questo, in linea generale posso dire che il difetto più evidente è stata la scelta chiaramente consapevole di non spiegare e anzi di ignorare alcuni dei filoni più importanti della storia delle varie stagioni di Lost: la sensazione disarmante è che l’impossibilità di giustificare con coerenza i vari passaggi della trama, abbia portato gli autori a inserire solo le parti che risultavano più organiche all’ultimo draft del finale, scartando tutto il resto proprio come se non fosse mai successo.
Per continuare, la storia dell’Isola e la sua mitologia sono state risolte con uno spiegone fantasy di terza categoria, degno dei peggiori racconti in serie. Dopo aver lavorato tanto al background della storia, dopo avere promesso mirabolanti spiegazioni pirotecniche ai misteri dell’isola, si è deciso di rispondere ai legittimi perché degli spettatori sulla mitologia ed il funzionamento dell’Isola con un ridicolo e avvilente “perché sì!”. Niente scienza (per quanto fantastica e teorica), niente logica (per quanto paradossale), niente di niente. Solo una storiella di formazione da quattro soldi costruita intorno al solito e noioso scontro tra luce e ombra, una storiella condita di dettagli convoluti la cui unica utilità è quella di tenere insieme gli elementi della trama che non potevano essere esclusi dal finale in alcun modo, pena la ribellione in massa dei fan.
L’insulto più serio all’intelligenza degli spettatori consiste nella spiegazione data ai salti e ai viaggi temporali che hanno caratterizzato Lost nel corso delle varie stagioni. In parole povere, dopo aver lasciato capire agli spettatori che non ci sarebbero state soluzioni da quattro soldi stile “e alla fine scoprirono che era stato un brutto sogno”, si è deciso di spiegare il gioco delle dimensioni temporali con una variazioni ottimistica sul tema: e alla fine scoprirono che era stato solo un bel sogno, un cortese regalo dell’isola delle isole ai nostri amati naufraghi.
E per unire il danno alla beffa, gli autori hanno anche scelto di dare un taglio vago, pseudo-metafisico, nebuloso, equivoco e ipocritamente buonista e mieloso al finale, forse al solo scopo di lasciare ancora aperta la strada al gioco delle speculazioni che tanto aveva appassionato i fan nel corso degli anni e con una lacrimuccia d’addio per salutare degnamente il commiato dei nostri eroi…
Per concludere: Lost, “fu vera gloria?”. Fa male ammetterlo ma la risposta è un secco e convinto NO!












Condivido in pieno l’analisi… non rimpiango di aver speso neanche un minuto a guardare l’intera serie, che tra inevitabili alti e bassi mi ha sempre divertito. La prima stagione, poi, è un capolavoro. Ma già dai primissimi episodi della quinta si palesava una confusione generale di fondo, e infine la sesta mi ha dato la stessa sensazione di quelle tristissime puntate antologiche tipiche delle sit-com (costruite interamente su spezzoni in flashback), ovvero una trama che si basa in pratica sulla nostalgia dei bei tempi andati (quelli della prima stagione, appunto).
Se penso a tutte le nostre speculazioni sulla meccanica quantistica e il paradosso del gatto di Schrödinger, non so se ridere o piangere…
Vabbé, pazienza, ma agli sceneggiatori ci sarebbe da dire: Lost… Occasion!
Andrea Guerrieri
5 luglio 2010 alle 19:06
Sì, ma anch’io non rimpiango di avere seguito la serie e riconosco di essermi divertito e pure commosso a tratti, perlomeno fino alla quarta stagione.
Però, non mi sentirei di consigliare la visione a qualcun’altro se dovessi partire dal finale
.
FedericoV
5 luglio 2010 alle 21:30
Sono completamente d’accordo con tutto quello che è stato detto, commenti compresi.
Dopo sei anni di aspettative, di ipotesi, di interpretazioni e discussioni varie, quest’ultima stagione è stata una vera sberla. È vero che qualche lacrimuccia durante l’episodio finale è scesa perché sinceramente mi ero “affezionata” ai personaggi e un happy ending fa sempre piacere. Però, passata l’emozione, sono arrivate le riflessioni e alla fine un’amara conclusione: Lost è stato una delusione.
Secondo me, uno sceneggiatore fa bene il suo mestiere quando oltre a scrivere dialoghi pregevoli, creare bei personaggi e riuscire a tenere vivo l’interesse degli spettatori per tanto tempo, riesce anche a dare al suo lavoro una conclusione coerente e globale.
Non pretendevo un finale eclatante o sensazionale con chissà quale colpo di scena. Avrei semplicemente gradito un finale (perlomeno dignitoso) che secondo me non c’è stato affatto.
Oltre il danno, la beffa di sentirsi dire che un finale del genere era proprio quello che gli autori volevano, per lasciare libero spazio alla fantasia e all’immaginazione, per lasciare che gli spettatori fedeli anche alla fine avessero modo di fare speculazioni e congetture come avevano sempre fatto in tutti questi anni. Bella scusa, e bella scappatoia. Troppo facile.
Col senno di poi, anche se a malincuore, io sconsiglierei Lost, o perlomeno metterei in guardia chi volesse intraprendere questa “avventura”.
Silvia M E
6 luglio 2010 alle 18:04
Non voglio generalizzare ma il problema di queste serie è che partono con un bello zoccolo di misteri, segreti, trame e sotto-trame che sono ben intessuti tra di loro. Poi succede sempre qualcosa. E il qualcosa è il “tiriamo avanti il più che possiamo ora che c’è il successo.”
Io non ho visto Lost. O meglio ho visto solo le prime 7/8 puntante (non ricordo di preciso) e ho capito subito che non era per me. Troppa roba, troppa tutta insieme, troppo di troppo.
Non che io voglia fare lo stacanovista ma quello che avevo immaginato anni addietro si è materializzato sotto i miei o meglio i vostri occhi. La mia previsione era stata: “sarà il nuovo X-Files.”
X-Files era bellissimo. Pieno di intrighi, di misteri, bei personaggi, bella trama, bello tutto. Gli autori hanno fatto i soldi, tanti tanti soldi come è successo per Lost. Allora cosa fare? Continuare avanti inserendo altra roba. Sempre di più. E alla fine è successo l’unica cosa possibile: non tornava più niente, non c’era una spiegazione plausibile che mettesse il punto agli intrighi legati all’invasione aliena. Neanche il film ce la fece a lavarmi via l’amaro dalla bocca.
Ovviamente le mie parole sono quelle di un profano ma ho visto molte analogie con quanto era già successo. Peccato allora.
Francesco Bigiarini
6 luglio 2010 alle 22:59
Ciao Silvia!
Benvenuta prima di tutto e grazie per il commento
.
Sì, anch’io mi ero talmente affezionato ai personaggi da riuscire a sopportare le due ultime stagioni in qualche modo. Ma dopo il finale la riflessione sulla serie era necessaria e non può che essere impietosa.
Parto dalla fine: nemmeno io consiglierei di vedere Lost a qualcun’altro (a meno che non mi stia molto antipatico…).
Cmq la cosa che mi da più fastidio in assoluto è l’assoluta mancanza di spiegazione sui numeri… ragazzi, ci hanno riempito TUTTA la seconda stagione con i numeri… ancora mi sogno la notte il bip bip bip dell’allarme….
E sul fatto di lasciare il finale aperto per permettere ai fan di speculare ancora? Scappatoia ignobile per dire che non sapevano più nemmeno loro come fare.
FedericoV
7 luglio 2010 alle 9:37
@Bjo: quotone.
Io ho seguito anche Xfiles e pur trattandosi di una serie diversa (c’era molto più equilibrio tra continuity e trama del singolo episodio e questo fatto rendeva la serie più longeva di suo…) il problema è proprio quello che dici tu.
Le serie televisive per loro struttura, per il modo in cui vengono scritte, per il modo in cui vengono prodotte, etc. etc. tendono a “sminchiare” la trama. Le serie TV sono un media collaborativo, dove ogni autore/sceneggiatore/attore vuole dire la sua, dove gli interessi economici del momento prevalgono spesso su quelli estetici e strettamente narrativi. E’ difficile fare un prodotto coerente e ben strutturato.
Prima o poi la storia si infrena così tanto che è necessario “saltare lo squalo”.
Solo gli autori che riescono a mantenere un controllo dittatoriale sulla loro serie riescono a produrre qualcosa di consistente (come nel caso de I Soprano).
FedericoV
7 luglio 2010 alle 9:45
Nel cofanetto della sesta serie, c’è un corto di 11 minuti inedito, si chiama “The New Man in Charge”. L’ho scaricato ma non ne è valsa la pena, è solo un contentino.
Silvia M E
9 agosto 2010 alle 11:48