Lettera "Aperta" a Power Kaos

Sansepolcro, 30 marzo 1999

"Spesso i precursori hanno il compito di aprire una strada, ma poi vengono dimenticati...": questo si legge nell'editoriale di Power Kaos n°2. In effetti sembra proprio che questo, tristemente, stia accadendo. Anche a Kaos. Da un po' di tempo stavamo aspettando il nuovo numero della vostra rivista, quando abbiamo finalmente accettato il fatto che Kaos non esiste più: è stata schiacciata dal peso di un "Power" che le insiste pesantemente sulla schiena, anche nel titolo di copertina. Così, per distrazione o forse per disillusa speranza, ci siamo persi il numero uno nell'attesa della vecchia e piacevolmente disordinata amica. Al suo posto, in edicola, c'è una rivista che strizza l'occhio in modo evidente (anche per veste grafica) agli appassionati di videogames: la cosa, evidentemente, non ci è piaciuta.

"Finalmente" arriva il secondo numero (quello che abbiamo tra le mani), dove nel "Powerk-Mail" (ancora riferimenti al sistema binario), in una risposta ad un lettore, appare scritto che "Urgh è purtroppo deceduto sotto il peso di un monitor che gli ha sfondato il cranio..." Questa battuta poco convincente ha assunto per noi il tono grave di una metafora: il gioco di ruolo annientato da uno schermo per computer. In effetti, controllando i numeri più recenti, questo cambio di rotta era stato anticipato dalla presenza sempre più insistente di articoli sul videogioco e comunque preventivamente annunciato nell'editoriale del n°58, dove scrivete che Kaos "non può continuare ad ignorare le decine di migliaia di giocatori che vivono le loro avventure di fronte allo schermo del computer o di una console e magari collegati via modem...", svelando, poi, che dal numero "6.0" (questi continui riferimenti alla "macchina" stanno diventando irritanti), la rivista sarebbe diventata "Power Kaos". Non vogliamo apparire nostalgici: siamo a favore delle contaminazioni e della multimedialità nell'ambito del GDR, che non consideriamo ne vogliamo sia una realtà ferma ed immutabile. Tuttavia anche i meno esperti non avrebbero alcuna difficoltà a capire le nette differenze, per dinamiche di gioco e per effetti socializzanti, che dividono il GDR da un semplice videogame.

Da un lato c'è il distaccato e impersonale accesso ad una "banca dati" statica, che è in teoria illimitata ma, in pratica, non può che collassare nella reiterata ripetizione di processi sempre identici a se stessi (0-1, 0-1). In poche parole, chiunque abbia esperienza di videogioco, dovrà ammettere che, superato il primo fortissimo impatto (anche perché connesso al più "forte" dei sensi: la vista), col passare del tempo, l'interesse decresce anche nei giochi migliori e più coinvolgenti (avrete provato anche voi a giungere al termine di Tomb Raider: si comincia a vedere il piatto della cena a pixel). 

D'altro canto c'è il completo e costruttivo coinvolgimento caratteristico del gioco di ruolo, una vera e propria "situazione sociale totale", il cui unico limite sta nell'immaginazione dei giocatori, che va sicuramente oltre i 17 pollici. Inoltre, anche nella più banale delle partite, l'orizzonte del gioco si espande comunque fino a raggiungere il più naturale e misteriosamente irrinunciabile gesto umano: la creazione di nuovi mondi, la narrazione di una storia. Non ci vogliamo arrogare la scoperta del fatto che il cervello umano sia più flessibile di un PC. Inoltre tutti noi siamo abituati a vedere giocatori di ruolo che hanno uno stile trito, rozzo, dadesco, poco fantasioso e per questo limitato; dall'altro lato è anche vero che le menti dei creatori di molti videogiochi sono brillanti esempi di come si costruisca una bella storia. Comunque, la redazione di Kaos, scegliendo di modificare la propria filosofia editoriale, soffocando il consistente spazio un tempo riservato al gioco di ruolo (un vero e proprio genocidio) ora occupato in gran parte da recensioni, articoli et similia riguardanti il mondo dei videogiochi, non solo dimostra scarso coraggio e un'avvilente abilità di assestarsi comodamente sui trends dettati dal mercato, ma non aiuta coloro che ancora devono scoprire nel GDR le sue infinite potenzialità. Sempre nell'editoriale del n°58 leggiamo che "molti "veterani" del nostro ambiente hanno iniziato a scoprire che i loro giochi preferiti possono essere fruiti con più facilità e più frequenza usando il computer e internet, anziché con gli amici del venerdì sera". In realtà, questi cosiddetti "veterani" sono in preda soltanto ad un'astuta illusione. Anche grazie a voi, proprio loro saranno portati a credere che tra joy-pad e fantasia, immaginazione, cervello, non ci sia tutta questa differenza; che tra l'acceso dialogo di una serata passata con gli amici e il distaccato fruire di un gioco per computer la diversità stia solo nel mezzo utilizzato e nel numero di persone coinvolte. Non ci pare un bello scenario.

E al diavolo coloro che "hanno conosciuto il termine 'gioco di ruolo' grazie a Ultima Online e Might & Magic, il termine 'dungeon' con Dungeon Keeper e che pensa che i 'mech' siano stati inventati da MechWarrior II": hanno già le loro riviste, che sono, a questo punto, migliori della vostra poiché più specifiche e specializzate. Sia chiaro: non vogliamo portare una critica ai videogiochi "in se", anche noi ci siamo divertiti passando ore davanti alle sedicenti schermate di molti videogames d'avventura e strategia, ne' al computer come mezzo di "comunicazione" (in fondo vi stiamo scrivendo per posta elettronica) . Quello che critichiamo è la distorta, falsa e preoccupantemente diffusa confusione tra i cosiddetti "gdr per PC" e il vero e proprio gioco di ruolo: quello "di carta", se ci fosse ancora bisogno di specificazioni.

Avremmo considerato più coerente, a questo punto, aprire una nuova rivista completamente riservata ai "videogamers". Inoltre, da un punto di vista meramente economico, non è detto che cambiare il tiro porti necessariamente un incremento delle vendite, poiché, voler abbracciare una nuova fetta di pubblico può significare perdere parte dei lettori più affezionati, i quali troveranno forse inutile (ma è quello che ci auguriamo) metà della rivista. Se poi siete così illuminati da voler aprire gli orizzonti a chi il gioco di ruolo l'ha scoperto col PC (ma che in realtà del GdR non ha ancora scoperto niente), fatelo senza turbare chi questi orizzonti li ha già attraversati. Sappiamo bene che non sarà una lettera a cambiare il corso delle cose: così va il mondo. Ne' siamo tanto arroganti da pensare che non abbiate già preso in esame, in piena autonomia, le nostre considerazioni. Ma se avremo sollevato almeno un dubbio nei vostri cuori di silicio, allora questa non sarà l'ennesima ed inutile "civile protesta".

E se il gioco di ruolo, un giorno forse prossimo, dovesse collassare e venisse dimenticato, se fosse sostituito completamente da altre forme ludiche a lui vagamente simili, non insistiamo a dire che esiste ancora, seppur in forma "evoluta": limitiamoci piuttosto a pensare che ha fatto la prevedibile fine di tanti "precursori". Rimarranno le fievoli utopie di pochi incalliti giocatori che lo ricorderanno come un bella avventura: forse una delle ultime.

Umanamente vostri,

Andrea Guerrieri
Federico Valeri

Nota: questa lettera è stata spedita per e-mail alla redazione di Kaos e una sua parte è stata pubblicata nel numero 63 della rivista. All'episodio seguì un breve scambio di mail con Roberto di Meglio.
Ormai la rivista cartacea non esiste più, e ce ne dispiace davvero... nonostante tutto, l'abbiamo seguita sempre con affetto e attenzione. Possiamo solo augurare lunga vita alla sua erede approdata in rete

[il sito di Kaos OnLine]