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Frequently Asked Questions sul GdR
Per chi non ne sa niente e vuole iniziare a capirci qualcosa...

Quando e come nasce il Gioco di Ruolo?
Nel 1974 Gary Hygax e Dave Arneson pubblicarono a livello quasi amatoriale le prime mille copie di "Dungeons & Dragons", capostipite del gioco di ruolo a livello mondiale. Oggi ci sono milioni di giocatori in tutto il mondo, e sono più di trecento i titoli sul mercato, oltre all'inossidabile D&D (acronimo di Dungeons&Dragons). In Italia questa forma ludica gode di crescente popolarità, con ormai più di centomila appassionati e una quarantina di pubblicazioni tra quelle nostrane e le traduzioni.
Che cosa significa Gioco di Ruolo?
Quello che noi, in Italia, chiamiamo "Gioco di Ruolo" (o GdR, usando l'acronimo) è la traduzione di "Role Playing Game", ovvero gioco di interpretazione di un ruolo. In effetti il termine inglese è più preciso e indica subito lo scopo del gioco, ovvero interpretare un ruolo, calarsi in una parte, impersonare un personaggio.
Insomma, come funziona?
In questa forma di gioco, i partecipanti fingono di essere i personaggi di una storia che essi stessi sviluppano, interagendo, solitamente sotto la guida di un "narratore" (in gergo "master"). Quest'ultimo è un giocatore a tutti gli effetti, ma ha il difficile compito di condurre la storia, quasi ne fosse il regista e l'arbitro allo stesso tempo.
Ma in concreto, com'è possibile portare avanti queste storie?
Il gioco di ruolo è possibile proprio perché si realizza nell'immaginazione di ciascun giocatore. Di fatto, il gioco si svolge solitamente intorno ad un tavolo: il narratore descrive delle situazioni e gli altri giocatori rispondono interpretando il proprio personaggio e contribuendo, così, all'evoluzione della trama.
Come nel "facciamo finta che io sono?" che giocavamo da bambini?
In un certo senso, sì! È come se i giocatori fossero degli attori, ma anziché recitare un copione prestabilito, provano a crearlo improvvisando: il divertimento sta essenzialmente in questo.
Naturalmente ci sono delle regole da rispettare, tacite o esplicitate da un manuale, volte a garantire la coerenza e la "giocabilità". Il regolamento o l'intervento del master consente di stabilire l'esito delle varie situazioni che via via si presentano.
Quindi è il manuale, o il master, a dettare legge?
Naturalmente no! Il più delle volte basta un po' di buon senso e di "realismo", ma volendo giocare una storia è necessario avere la possibilità di definire convenzionalmente il risultato di un'azione. I manuali in commercio forniscono ai giocatori la descrizione dell'ambientazione su cui basare le proprie storie, e una serie di regole convenzionali che rendano oggettiva l'azione.
E questi manuali in cosa si differenziano?
Non tutti i giochi sono uguali, nemmeno quelli di ruolo. Le differenze più rilevanti consistono nell'ambientazione che i vari giochi utilizzano: dal contemporaneo al rievocativo, dal fantasy alla fantascienza. Così un giocatore di ruolo avrà la possibilità di impersonare i protagonisti più diversi. Ma anche le regole possono variare di molto: ad esempio, ci sono Giochi di Ruolo in cui è necessario lanciare dei dadi, altri in cui i dadi non sono previsti.
Alla fine, chi vince?
Il gioco di ruolo non è "competitivo". Giocare non vuol dire, per forza, sfidarsi. I giocatori hanno un fine comune: quello di divertirsi nel realizzare una bella storia, e nell'interpretare al meglio il proprio ruolo. Perciò il gruppo di giocatori ha sempre un fine collaborativo. Tuttavia, i personaggi possono avere degli obiettivi diversi, a volte anche contrastanti, ma questo è sempre teso allo sviluppo della trama, ed il giocatore è sempre tenuto a distinguere tra scopo del gioco (divertirsi insieme agli altri giocatori) e scopo del personaggio che sta interpretando.
Come si diventa master?
Il gruppo di gioco non ha una struttura "gerarchica". Il master semplicemente è chi vuole esserlo. Di solito i giocatori preferiscono interpretare un ruolo, piuttosto che condurre le partite? questo perché è indubbiamente meno faticoso.
Infatti, non sarebbe pi? comodo giocare con i GdR per computer?
Diciamo che sarebbe più "immediato", ma non è la stessa cosa. I cosiddetti GdR per computer in realtà sono dei giochi d'esplorazione in prima persona. Insomma, ci sono dei personaggi, e il giocatore guida le loro azioni, ma non c'è interpretazione ne' vera e propria interazione. Quasi tutti gli appassionati sono d'accordo nel dire che i GdR per computer non sono veri e propri GdR.
Ma servono i costumi?
Come dicevamo, il GdR classico si sviluppa attorno ad un tavolo. In questo caso, non ci sono costumi reali, così come non ci sono personaggi reali, ne'ambienti reali: tutto è descritto dai giocatori. Di solito è cos?, ma ci sono anche altre possibilità sviluppate da alcune varianti al gioco classico. È il caso del GdR dal Vivo, in cui spesso si usano i costumi. La teoria è sempre la stessa, solo che in questo caso i giocatori non solo interpretano il proprio PG, ma si muovono proprio come se fossero attori inseriti in una scenografia. Nel caso del gioco dal vivo, l'interazione tra i personaggi è mediata da una serie di regole volte a limitare il contatto fisico (se stringere la mano ad un altro personaggio può essere fatto come nella realtà, dargli un pugno invece si svolgerà in modo "narrato"? "ti do un pugno!" ? e risolto, per esempio, con un'innocua sfida a morra cinese).
Quanto durano le storie?
Possono durare anche molto a lungo, ma le sessioni di gioco di solito si svolgono in qualche ora di gioco continuato. Dopodiché si stacca e la volta successiva si riprende da dove si è lasciato, fino a che la storia non giunge al termine. Naturalmente, è possibile giocare anche storie brevi, che iniziano e finiscono in una stessa serata. C'è una netta distinzione tra il tempo reale (quello che scorre per i giocatori) e il tempo della storia, che può interrompersi, fare dei salti, scorrere più o meno velocemente, come accade durante la narrazione in un romanzo, o in un film 
a cura di Federico Valeri e Andrea Guerrieri
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