Federico Valeri (alias Feffe)



Forza
+1
Destrezza -6
Intelligenza +6



Saggezza
-4
Carisma 0
Costituzione +3

Natura: Narratore Polemico
Archetipo: Paladino Mistico
Attitudine: Epico80% / Gotico20%

Abilità

Ataccabotone/Logorrea: il brigatista riesce a iniziare discussione con chiunque e vince il confronto per sopravvenuta stanchezza nell'avversario. +20 sui tiri "Sfinisci Master".

Sgarb...ato: il brigatista è polemico e cocciuto. Tutti temono le sue filippiche. +20 sui tiri "Intimorire". -1 a Carisma, permanente.

Giocatore Instancabile: il brigatista da' il massimo affinché tutti gli eventi che riguardano il gruppo di gioco siano preparati a dovere, senza lesinare sforzi. +20 sui tiri "Onore".

Studioso: il brigatista studia, si documenta e discute in continuazione in modo da migliorare lo stile del gruppo di gioco, senza sentire gli effetti della stanchezza. +10 a "Parlare di GdR". -40 a "Realizzare Avventure".

Background: Amnesia (il brigatista nel suo passato era incapace di memorizzare le regole di gioco).

 Perché Gioco di Ruolo:
Fin da quando sono piccolo amo le storie. In particolare le storie "epiche". Mi ricordo l'impressione che ricavai dalla lettura de "I Cavalieri della Tavola Rotonda" (in un adattamento per le scuole medie che apparteneva alle mie sorelle) e dalla visione del film "Excalibur". Avevo 10 anni, più o meno. Le storie che raccontavano riuscivano sinceramente a comunicarmi un messaggio senza tempo. Mi appassionai alla letteratura e all'immaginario di questo genere, quello che attualmente definiamo, con un termine che non amo, letteratura "fantasy". Sappiamo tutti che appassionarsi alla lettura è pericoloso. Si finisce per avere velleità da scrittore. Mi divertivo, infatti, ad inventare storie cavalleresche e fantascientifiche. A volte le rappresentavo ai miei genitori utilizzando Lego e Playmobil. Li facevo pagare per queste rappresentazioni, addirittura. 100 lire a storia. L' accoglienza del pubblico pagante non era delle migliori, come potrete immaginare...

Ho scoperto il GdR nell'estate del '91, in campeggio, al mare. Parliamo del D&D "scatola rossa", naturalmente. All'inizio a colpirmi fu la possibilità di giocare in questo enorme videogame all'area aperta, con dadi ed immaginazione al posto di joystick e schermo. Ma c'era qualcos'altro che lavorava in profondità. La possibilità, non solo, di raccontare una storia, ma di partecipare ad essa, esserne il protagonista, dettarne eventi e tematiche. Inoltre la mia fantasia non era più limitata alla mia personalità. Potevo condividere idee ed emozioni, altrimenti inespresse, con altri e riconoscermi in loro, oppure scontrarmi con le loro sensibilità. Una scuola di "narrazione" e allo stesso tempo di comunicazione.

L'attività di creare dei "miti", delle "leggende", viene chiamata dai dotti "mitopoiesi". È un'attività artistica e allo stesso un bisogno inconscio e fondante. Usando delle espressioni molto retoriche è "cibo per l'anima", sono "storie per sopravvivere". Se gioco di ruolo, adesso, è per sublimare positivamente questo bisogno. Alla buona, certo, e senza prendersi sul serio, ma sento che il tempo speso per giocare di ruolo è come se lo spendessi per un'attività artistica, un "narrare" che contribuisce a dare un significato alla mia quotidianità.

E poi, molto banalmente, gioco di ruolo perché mi diverte. E mi diverte molto farlo con i membri del mio gruppo, che fanno tutti parte e a buon diritto della mia "famiglia del cuore". Non tutti, fortunatamente, ma molti degli episodi e delle battute più belli e divertenti della mia adolescenza sono legati ai momenti passati con loro intorno al tavolo di gioco.

Attualmente, c'è una cosa che mi mette in crisi con il GdR e mi fa balenare l'idea di lasciare stare. Il Gioco di Ruolo, innegabilmente, è una forma di escapismo, di fuga dalla realtà. Non starò a citare Tolkien, che risponde al problema con una domanda. Ma chi, come me, è cresciuto in una famiglia che attribuisce grande importanza all'impegno civile non può che vivere problematicamente l'avvicinarsi della maturità compiuta e il sopravvivere di certe forme di "passatempo" tipicamente adolescenziali (per quanto evolute come nel caso di Ambra).

Ma, con il tempo, ho scoperto che il GdR è un'attività "politica", lo si voglia o meno, nel senso più ricco e "greco" del termine. è il tentativo autentico di costruire una sfera dell'immaginario, del drammatico, dell'espressione e dell'affettività estranee alle meccaniche e alle mercificazioni del "sistema". Questo mi fa ben sperare sulla mia longevità come giocatore. Come dicevano gli hippies nei campus americani del '68: "Gandalf for President"

Federico Valeri